Dott.ssa Angela Somma

L'impatto psicologico della pandemia

Come affrontare le conseguenze tra paura, disagio e vulnerabilità.

La diffusione dell’epidemia da Covid19 ha creato una situazione confusa tanto da suscitare incertezza rispetto al domani alimentando inevitabilmente panico nelle maggior parte delle persone. Il panico è un elemento ricorrente nelle fasi iniziali di tutti i contesti di crisi, ma una cosa sembra essere certa, la conseguenza della quarantena di massa, il cosiddetto lockdown, è la paura. Dalla paura di infettarsi, alla paura di infettare, la paura per i figli o per i genitori anziani, la paura della crisi economica, ecc. Questa è stata alimentata e amplificata inevitabilmente dalle comunicazioni sull’aumentare dei casi, delle morti e di un bollettino quotidiano che molto spesso è stato rappresentato come un bollettino di guerra.

I fattori che in questo contesto ne hanno condizionato l’evoluzione sono stati molteplici:

  • isolamento sociale che si associa per definizione alla perdita di controllo e alla sensazione di sentirsi in trappola.

  • desiderio continuo di informazioni che ha spinto e continua a spingere le persone ad affidarsi anche fonti non attendibili. (Per qualcuno l’impatto combinato di tutti questi elementi può avere un impatto psicologico molto significativo.)

  • ansia comune tra le persone oggetto di quarantena,

  • effetto discriminatorio, come sottolineato sia dall’OMS che dal ministero della salute, di stigma sociale di coloro che sono stati oggetto di isolamento o che hanno contratto la malattia e ne sono guariti.

  • pensieri negativi, stress, depressione, disturbi del sonno, rabbia e violenza intrafamiliare In alcuni casi, inoltre, è stata riscontrata una sensazione di impotenza nel proteggere i propri cari e paura di perderli a causa del virus e un senso di colpa e responsabilità per chi pensa di poter essere fonte di contagio, come per esempio i lavoratori in prima linea.


Le persone maggiormente vulnerabili sotto
il profilo psicologico.

La definizione di “vulnerabilità” è stata ricondotta spesso implicitamente, anche dagli addetti ai lavori, all’età avanzata (l’essere anziano è un fattore di maggior suscettibilità in sé) o a patologie preesistenti che in caso di infezione potrebbero favorire nel paziente un’evoluzione più severa. Ma la vulnerabilità non è soltanto fisica, ci sono persone e lavoratori che possono essere particolarmente vulnerabili sotto il profilo psicologico e che possono richiedere interventi di sostegno personalizzati.

  • bambini e adolescenti, in cui l’isolamento, unito alla mancanza di routine e di ritmi regolari ha avuto un impatto importante sul loro comportamento:costretti in casa molto spesso, con uno stile di vita improvvisamente sedentario e annoiato, potrebbero manifestare una dipendenza dall’uso di dispositivi digitali; un aumento della rabbia, di capricci nei più piccoli e difficoltà ad addormentarsi.

  • anziani a maggior rischio di depressione e ansia, disturbi affettivi già correlati all’avanzamento dell’età, dovuta alla separazione dalle relazioni;

  • personale sanitario, in prima linea nella lotta al nuovo coronavirus. (Per alcuni medici e molti infermieri si parla di vero e proprio Disturbo post traumatico da stress);

  • le persone con disturbi psichiatrici, per le quali la gestione dell’isolamento è stata spesso complessa e molto delicata.

Possibili azioni utili per affrontare gli effetti psicologici del Covid-19 e dell'emergenza in generale.

  • Fare attività fisica (anche semplici passeggiate)

  • diminuire l'esposizione agli apparecchi digitali

  • trasmettere senso di sicurezza nei bambini mantenendo continuità delle attività

  • selezionare le notizie senza cedere ad allarmismi che aumentano l’ansia e il malessere

  • dare ascolto alle proprie emozioni, ma senza farsi guidare da esse o dai nostri pensieri negativi.

Infine, è importante, se abbiamo la sensazione di essere sopraffatti o di sperimentare un disagio troppo grande, valutare la possibilità di chiedere un aiuto professionale".